LAMPEDUSA - Lui adesso che fine farà?». È la domanda che una giovane donna tremante rivolge con insistenza ai primi soccorritori. Il bimbo di un anno che lei ha cercato di proteggere durante le ultime ore di traversata nel Mediterraneo ce l'ha fatta. Il suo quadro clinico è definito non allarmante. Quel neonato non è suo figlio. Ma è come se lo fosse: la mamma se l'è vista morire davanti. Così ha raccontato una volta arrivata a Lampedusa. È suo uno dei 19 cadaveri recuperati dalla Guardia costiera a largo dell'isola delle Pelagie, 58 sono i sopravvissuti, di cui sette trasferiti subito al Poliambulatorio, cinque sono in condizioni critiche e due di loro verranno trasferiti in elisoccorso a Palermo.
Tra i ricoverati c'è anche la giovane donna che si è presa cura del bimbo di un anno rimasto orfano, tenendolo tra le sue braccia e proteggendolo col suo calore. La donna al Poliambulatorio è in stato di ipotermia ed è intossicata da fumi di idrocarburi. I poliziotti in servizio all'hotspot di contrada Imbriacola, avvalendosi di mediatori culturali, interpreti e personale della Croce Rossa, stanno cercando di di ricostruire se davvero la mamma del piccolo sia fra le vittime.
Insieme a lei al Poliambulatorio sono ricoverati anche quattro uomini, tutti dai 25 ai 30 anni, e due bambini, uno dei quali ha circa un anno. I due bambini non sono in gravi condizioni, sono infreddoliti, ma il loro quadro clinico non è allarmante. Gli adulti invece sono in stato di ipotermia e intossicati dai fumi di idrocarburi. I medici hanno già somministrato i farmaci per l'intossicazione e stanno cercando di stabilizzare la loro temperatura corporea.
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