Nel suo ultimo video, Ignazio La Russa attribuisce l’esplosione di Viale Abruzzi dell’8 agosto 1944 alla Resistenza, definendola un crimine partigiano in cui morirono solo civili italiani e nessun soldato tedesco. In poche frasi, la seconda carica dello Stato prende un fatto mai attribuito storicamente ai GAP e lo trasforma in un’accusa diretta alla Liberazione, riesumando a ottant’anni di distanza la medesima narrazione propagandistica nazifascista per giustificare la mattanza di Piazzale Loreto.
I dati d’archivio e la storiografia accreditata raccontano una realtà del tutto opposta a quella sbandierata dal Presidente del Senato. L’esplosione del camion della Wehrmacht in Viale Abruzzi provocò la morte di sei cittadini italiani e nessuna vittima tra i soldati tedeschi.
L’azione non venne mai rivendicata da alcuna formazione dei GAP, né dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, e non vi è alcuna traccia di un ordine o di una paternità partigiana nella sterminata documentazione del dopoguerra. Gli storici hanno nel tempo delineato diverse ipotesi, che vanno dall’iniziativa isolata di una cellula fuori controllo, all’incidente con il materiale esplosivo stoccato sul mezzo, fino alla provocazione orchestrata dagli apparati nazifascisti per creare a tavolino il pretesto per una lezione esemplare. Quello che è storicamente e documentalmente certo è che i quindici antifascisti prelevati da San Vittore e fucilati due giorni dopo in Piazzale Loreto dalla Legione Muti erano del tutto estranei all’episodio.
Trasformare un’azione mai chiarita in un crimine attribuito d’ufficio ai partigiani serve a costruire la solita architettura della “pacificazione pelosa”. L’obiettivo è mettere sullo stesso piano la violenza di un popolo che si ribella all’occupante e la violenza sistematica di un regime collaborazionista, riducendo la storia a un gioco a somma zero in cui tutti sono colpevoli e nessuno lo è più davvero. Si tratta di un cortocircuito concettuale che punta a svuotare la Costituzione della Repubblica del suo originario valore antifascista.
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