domenica 12 aprile 2026

La grazia a Minetti, il Colle: “Deve assistere un minore in difficoltà”

 



La valanga di commenti negativi di certo non gli ha fatto piacere. Eppure, se potesse tornare indietro di un paio di mesi, Sergio Mattarella firmerebbe di nuovo e con analoga convinzione la grazia per questa signora ,

Nelle stanze monumentali della presidenza della Repubblica lo descrivono «sereno», convinto di aver fatto la cosa giusta. Il capo dello Stato è il garante della Costituzione e non ha il problema del consenso, non deve tenere in conto le reazioni e i rumors dell’opinione pubblica. Quando in gioco c’è la libertà di una persona, il presidente agisce come un magistrato ed esercita il potere di condonare o commutare per decreto una pena — previsto all’articolo 87 della Carta — in totale indipendenza e autonomia di giudizio.

Mattarella ha firmato a febbraio e per due mesi non se ne è saputo nulla. Fino a ieri, quando lo scoop del programma Mi manda RaiTre, in tandem con il Fatto Quotidiano, ha rotto il muro di riserbo e scatenato la (furibonda) reazione dei social. A quel punto il Quirinale ha sentito l’esigenza di chiarire e spiegare, e l’ufficio stampa ha diffuso una nota. 

Due gli aspetti oggetto della precisazione. Il primo è che la concessione dell’atto di clemenza «si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore» della donna, che ha bisogno di «assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Le norme che tutelano bambini e adolescenti, a cominciare dalla Carta di Treviso, non hanno consentito al Colle di dire di più sulla salute del parente stretto di Minetti ed è per questa ragione che il Quirinale questa volta non ha seguito la prassi e non ha comunicato la grazia.

L’altro aspetto che Mattarella vuole sia chiaro è che nel nostro ordinamento la grazia non è un atto di clemenza personale: il presidente non è un sovrano e non decide da solo. L’avvocato di Minetti ha inoltrato la domanda al ministero della Giustizia e l’istruttoria, durata mesi, si è chiusa con il parere positivo e la firma del ministro Carlo Nordio. Come scritto nella nota del Quirinale, il procuratore generale della Corte d’Appello si è espresso favorevolmente, «in un ampio parere». A quel punto — letta anche la relazione molto circostanziata dell’alto magistrato competente — il capo dello Stato ha firmato l’atto.

Due gli aspetti oggetto della precisazione. Il primo è che la concessione dell’atto di clemenza «si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore» della donna, che ha bisogno di «assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Le norme che tutelano bambini e adolescenti, a cominciare dalla Carta di Treviso, non hanno consentito al Colle di dire di più sulla salute del parente stretto di Minetti ed è per questa ragione che il Quirinale questa volta non ha seguito la prassi e non ha comunicato la grazia.

L’altro aspetto che Mattarella vuole sia chiaro è che nel nostro ordinamento la grazia non è un atto di clemenza personale: il presidente non è un sovrano e non decide da solo. L’avvocato di Minetti ha inoltrato la domanda al ministero della Giustizia e l’istruttoria, durata mesi, si è chiusa con il parere positivo e la firma del ministro Carlo Nordio. Come scritto nella nota del Quirinale, il procuratore generale della Corte d’Appello si è espresso favorevolmente, «in un ampio parere». A quel punto — letta anche la relazione molto circostanziata dell’alto magistrato competente — il capo dello Stato ha firmato l’atto.

Due gli aspetti oggetto della precisazione. Il primo è che la concessione dell’atto di clemenza «si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore» della donna, che ha bisogno di «assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Le norme che tutelano bambini e adolescenti, a cominciare dalla Carta di Treviso, non hanno consentito al Colle di dire di più sulla salute del parente stretto di Minetti ed è per questa ragione che il Quirinale questa volta non ha seguito la prassi e non ha comunicato la grazia.

L’altro aspetto che Mattarella vuole sia chiaro è che nel nostro ordinamento la grazia non è un atto di clemenza personale: il presidente non è un sovrano e non decide da solo. L’avvocato di Minetti ha inoltrato la domanda al ministero della Giustizia e l’istruttoria, durata mesi, si è chiusa con il parere positivo e la firma del ministro Carlo Nordio. Come scritto nella nota del Quirinale, il procuratore generale della Corte d’Appello si è espresso favorevolmente, «in un ampio parere». A quel punto — letta anche la relazione molto circostanziata dell’alto magistrato competente — il capo dello Stato ha firmato l’atto.

L’ex consigliera regionale della Lombardia, condannata nel processo Ruby bis sulle cosiddette «cene eleganti», non dovrà scontare la condanna a un anno e un mese per peculato e a due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione. Al Quirinale mantengono riserbo assoluto sulla salute del minore il cui stato di salute è motivo dell’atto di clemenza per motivi umanitari. Ma nel mondo politico è noto che Minetti periodicamente accompagna (per le cure) negli Usa il figlio gravemente malato. 

Lo stato di salute del bambino non ha commosso i social, che hanno sfogato rabbia e sdegno per la concessione della grazia alla ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. Le prese di posizione (più garbate) sono di questo tenore: «Storia vergognosa», «Insulto ai cittadini italiani», «Schiaffo a chi crede in una giustizia uguale per tutti», «Berlusca ringrazia». E via così. C’è chi sospetta pressioni del governo (smentite dal Quirinale) e chi cita Orwell evocando «qualche animale più uguale degli altri."


La valanga di commenti contro Nordio e Mattarella ha convinto il Quirinale a replicare. Il consigliere Giovanni Grasso, portavoce del presidente della Repubblica, ha postato su X la nota di chiarimento ufficiale rispondendo personalmente a diversi utenti del social. 

All’avvocato Libero Petrucci, che ricordava i «molteplici istituti che garantiscono ai condannati la possibilità di assistere persone bisognose», Grasso ha risposto parlando di «caso molto particolare» e confermando la «relazione favorevole molto ampia» del procuratore: «Purtroppo non posso rivelare dettagli perché c’è di mezzo la tutela di un minore, ma sono sicuro che se sapesse le motivazioni le condividerebbe».( Corriere della Sera )

Nessun commento:

Posta un commento

LASCIA UN TUO COMMENTO