La valanga di commenti negativi di certo non gli ha fatto piacere. Eppure, se potesse tornare indietro di un paio di mesi, Sergio Mattarella firmerebbe di nuovo e con analoga convinzione la grazia per questa signora ,
Nelle stanze monumentali della presidenza della Repubblica lo descrivono «sereno», convinto di aver fatto la cosa giusta. Il capo dello Stato è il garante della Costituzione e non ha il problema del consenso, non deve tenere in conto le reazioni e i rumors dell’opinione pubblica. Quando in gioco c’è la libertà di una persona, il presidente agisce come un magistrato ed esercita il potere di condonare o commutare per decreto una pena — previsto all’articolo 87 della Carta — in totale indipendenza e autonomia di giudizio.
Mattarella ha firmato a febbraio e per due mesi non se ne è saputo nulla. Fino a ieri, quando lo scoop del programma Mi manda RaiTre, in tandem con il Fatto Quotidiano, ha rotto il muro di riserbo e scatenato la (furibonda) reazione dei social. A quel punto il Quirinale ha sentito l’esigenza di chiarire e spiegare, e l’ufficio stampa ha diffuso una nota.
Due gli aspetti oggetto della precisazione. Il primo è che la concessione dell’atto di clemenza «si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore» della donna, che ha bisogno di «assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Le norme che tutelano bambini e adolescenti, a cominciare dalla Carta di Treviso, non hanno consentito al Colle di dire di più sulla salute del parente stretto di Minetti ed è per questa ragione che il Quirinale questa volta non ha seguito la prassi e non ha comunicato la grazia.
L’altro aspetto che Mattarella vuole sia chiaro è che nel nostro ordinamento la grazia non è un atto di clemenza personale: il presidente non è un sovrano e non decide da solo. L’avvocato di Minetti ha inoltrato la domanda al ministero della Giustizia e l’istruttoria, durata mesi, si è chiusa con il parere positivo e la firma del ministro Carlo Nordio. Come scritto nella nota del Quirinale, il procuratore generale della Corte d’Appello si è espresso favorevolmente, «in un ampio parere». A quel punto — letta anche la relazione molto circostanziata dell’alto magistrato competente — il capo dello Stato ha firmato l’atto.
Due gli aspetti oggetto della precisazione. Il primo è che la concessione dell’atto di clemenza «si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore» della donna, che ha bisogno di «assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Le norme che tutelano bambini e adolescenti, a cominciare dalla Carta di Treviso, non hanno consentito al Colle di dire di più sulla salute del parente stretto di Minetti ed è per questa ragione che il Quirinale questa volta non ha seguito la prassi e non ha comunicato la grazia.
L’altro aspetto che Mattarella vuole sia chiaro è che nel nostro ordinamento la grazia non è un atto di clemenza personale: il presidente non è un sovrano e non decide da solo. L’avvocato di Minetti ha inoltrato la domanda al ministero della Giustizia e l’istruttoria, durata mesi, si è chiusa con il parere positivo e la firma del ministro Carlo Nordio. Come scritto nella nota del Quirinale, il procuratore generale della Corte d’Appello si è espresso favorevolmente, «in un ampio parere». A quel punto — letta anche la relazione molto circostanziata dell’alto magistrato competente — il capo dello Stato ha firmato l’atto.
Due gli aspetti oggetto della precisazione. Il primo è che la concessione dell’atto di clemenza «si è fondata anche sulle gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore» della donna, che ha bisogno di «assistenza e cure particolari presso ospedali altamente specializzati». Le norme che tutelano bambini e adolescenti, a cominciare dalla Carta di Treviso, non hanno consentito al Colle di dire di più sulla salute del parente stretto di Minetti ed è per questa ragione che il Quirinale questa volta non ha seguito la prassi e non ha comunicato la grazia.
L’altro aspetto che Mattarella vuole sia chiaro è che nel nostro ordinamento la grazia non è un atto di clemenza personale: il presidente non è un sovrano e non decide da solo. L’avvocato di Minetti ha inoltrato la domanda al ministero della Giustizia e l’istruttoria, durata mesi, si è chiusa con il parere positivo e la firma del ministro Carlo Nordio. Come scritto nella nota del Quirinale, il procuratore generale della Corte d’Appello si è espresso favorevolmente, «in un ampio parere». A quel punto — letta anche la relazione molto circostanziata dell’alto magistrato competente — il capo dello Stato ha firmato l’atto.
L’ex consigliera regionale della Lombardia, condannata nel processo Ruby bis sulle cosiddette «cene eleganti», non dovrà scontare la condanna a un anno e un mese per peculato e a due anni e dieci mesi per induzione alla prostituzione. Al Quirinale mantengono riserbo assoluto sulla salute del minore il cui stato di salute è motivo dell’atto di clemenza per motivi umanitari. Ma nel mondo politico è noto che Minetti periodicamente accompagna (per le cure) negli Usa il figlio gravemente malato.
Lo stato di salute del bambino non ha commosso i social, che hanno sfogato rabbia e sdegno per la concessione della grazia alla ex igienista dentale di Silvio Berlusconi. Le prese di posizione (più garbate) sono di questo tenore: «Storia vergognosa», «Insulto ai cittadini italiani», «Schiaffo a chi crede in una giustizia uguale per tutti», «Berlusca ringrazia». E via così. C’è chi sospetta pressioni del governo (smentite dal Quirinale) e chi cita Orwell evocando «qualche animale più uguale degli altri."
La valanga di commenti contro Nordio e Mattarella ha convinto il Quirinale a replicare. Il consigliere Giovanni Grasso, portavoce del presidente della Repubblica, ha postato su X la nota di chiarimento ufficiale rispondendo personalmente a diversi utenti del social.
All’avvocato Libero Petrucci, che ricordava i «molteplici istituti che garantiscono ai condannati la possibilità di assistere persone bisognose», Grasso ha risposto parlando di «caso molto particolare» e confermando la «relazione favorevole molto ampia» del procuratore: «Purtroppo non posso rivelare dettagli perché c’è di mezzo la tutela di un minore, ma sono sicuro che se sapesse le motivazioni le condividerebbe».( Corriere della Sera )
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