MICHELA PONZANI - Storica e Saggista
La risposta più bella, più giusta, ai La Russa, ai Vannacci, a chi invoca una pacificazione sempre più simile a una parificazione, l’ha data la storica Michela Ponzani a “Otto e mezzo”.
Lo ha fatto con parole inequivocabili che sono un manifesto oggi di cosa sia e cosa resti del 25 aprile.
"Il 25 aprile non è unitario per chi ancora rimpiange il fascismo. Non vedo cosa ci sia da rimpiangere nel 2026…
Vorrei a questo proposito rasserenare il Presidente del Senato: noi storici, ogni anno, ce li ricordiamo bene i militi della Repubblica di Salò.
Ci ricordiamo bene cos'hanno fatto le brigate nere quando torturavano, ammazzavano, impiccavano, quando infierivano sui corpi dei vecchi e dei bambini. ( Deportavano italiani -ebrei -antifascisti ---nei campi di concentramento nazisti N.d.r )
Io ho fatto parte di una commissione che ha censito circa 5800 casi di stragi in Italia.
Abbiamo lavorato sulla documentazione che era stata occultata illegalmente, a proposito di apparati deviati dello Stato e a proposito di apparati occulti, nel famoso armadio della vergogna.
Ebbene, quelle carte ci dicono che noi siamo il paese delle stragi nazifasciste.
Quindi se nel 2026, nell'ottantesimo anniversario della Repubblica italiana nata dalla lotta antifascista, si rimpiange ancora le frasi del vecchio e ‘caro’ Giorgio Almirante, che diceva "ma che dobbiamo festeggiare?"... beh, è un problema suo se lo fa in casa sua, è un problema nostro se quelle parole le pronuncia da Presidente del Senato e seconda carica dello Stato".
Grazie di averlo detto!
( L.T. )
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