giovedì 16 aprile 2026

16 APRILE 1975 UCCISIONE DI CLAUDIO VARALLI

 

   

MILANO  - 𝟏𝟔 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟏𝟗𝟕𝟓. Dopo aver partecipato a una manifestazione per il diritto alla casa, alcuni ragazzi decidono di andare in Statale. Passano da piazza Cavour, dove incrociano un 𝐠𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐢 che stanno tentando di conquistare politicamente la zona attraverso del volantinaggio. Tra i due gruppi scoppia la rissa. I fascisti si chiudono in auto, dalla quale partono dei colpi di pistola.

Resta a terra un ragazzo, 𝐂𝐥𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐕𝐚𝐫𝐚𝐥𝐥𝐢.
Immediatamente, la notizia si sparge per tutta Milano. In maniera spontanea, gli antifascisti di tutta la città si radunano in Piazza Cavour. È arrivata anche la Polizia, che ferma una decina di compagni di Claudio, accusandoli di rissa.
Nel frattempo, l’autore dello sparo viene fermato: si chiama 𝐀𝐧𝐭𝐨𝐧𝐢𝐨 𝐁𝐫𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐧. Dice di essersi difeso. I compagni avevano aggredito lui e i suoi camerati. Lui si era rifugiato nella Mini ma, vistosi comunque accerchiato, si era difeso sparando.
È la versione che riporta anche il Giornale, che infatti viene attaccato. 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐡𝐞́ 𝐢 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐞𝐭𝐭𝐢𝐥𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐨 𝐂𝐥𝐚𝐮𝐝𝐢𝐨 𝐕𝐚𝐫𝐚𝐥𝐥𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐮𝐜𝐚, segno che stesse scappando. Altro che aggredendo.
𝐈𝐥 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐝𝐨𝐩𝐨, un corteo enorme sfila per le vie della città per affermare il suo NO al fascismo. La tappa finale sarebbe dovuta essere piazza Cavour, ma il serpente umano cambia destinazione. Punta in via Mancini, alla federazione del MSI.
Ma quando il corteo arriva in Corso XXII marzo, una colonna di 𝐚𝐮𝐭𝐨𝐦𝐞𝐳𝐳𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐚𝐫𝐚𝐛𝐢𝐧𝐢𝐞𝐫𝐢 spunta da Piazza Cinque Giornate. Ad alta velocità.
All’improvviso, 𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐥𝐨𝐧𝐧𝐚 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐮𝐞. L’intento è chiaro: liberare la strada dai manifestanti, ma anche i marciapiedi. La gente ha paura. Per evitare di farsi investire, in molti si aggrappano alle finestre delle case. Ma essere in alto non significa esser salvi.
Sia perché i Carabinieri hanno cominciato a sparare dai finestrini, sia perché i fascisti hanno cominciato a sparare dalle finestre della loro sede. 𝐄̀ 𝐮𝐧 𝐭𝐢𝐫𝐨 𝐚𝐥 𝐛𝐞𝐫𝐬𝐚𝐠𝐥𝐢𝐨.
All’improvviso, all'angolo con via Cellini, l’autocarro CM-con targa E.I. 601206 che stava spazzando il marciapiede, si trova di fronte un palo.
Per schivarlo ritorna sulla strada, dove urta prima due persone e poi travolge un altro ragazzo, 𝐆𝐢𝐚𝐧𝐧𝐢𝐧𝐨 𝐙𝐢𝐛𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢, schiacciandogli il cranio sull’asfalto con la ruota.
Ai funerali di Zibecchi parteciperanno decine e decine di migliaia di persone.
Ma se per la morte di Claudio Varalli, Antonio Braggion è stato condannato a cinque anni per eccesso colposo in legittima difesa e altri cinque per detenzione abusiva di arma (pena ridotta in secondo grado a tre anni più tre), 𝐢 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 - il carabiniere diciottenne Sergio Chiarieri al volante e il suo capomacchina, il sottotenente Alberto Gambardella – sono stati 𝐚𝐬𝐬𝐨𝐥𝐭𝐢.
Ma almeno, a ricordare i due ragazzi, c'è una stele in bronzo in Piazza Santo Stefano.

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