Li hanno buttati tra le onde uno dopo l’altro. Come se fossero sacchi, non persone. Chi ha provato a resistere è stato preso a calci, fin quando non è finito fuori bordo. Nella notte, i team di soccorso di Mediterranea hanno letteralmente tirato fuori dal mare dieci persone. Ragazzini per lo più. Almeno tre sono minori, il più grande non arriva a trent’anni. Tutti hanno rischiato di morire.
L’allarme è scattato attorno alle 2.20. Il radar ha “visto” un’imbarcazione vicina, poi lo hanno confermato i binocoli di chi era di guardia e ha cercato fra le onde un’ombra, una sagoma, un segno.
Ma sono arrivate le urla a confermare che lì fuori c’era qualcuno in pericolo. Help, help. Aiuto, aiuto.
Uno dopo l’altro, le persone iniziano a cadere in acqua. Ma non sono loro a lanciarsi, è l’equipaggio dell’imbarcazione a spingerli giù con violenza. A uno, a uno riemergono, ma è chiaro che molti nuotano a stento. Si tengono a galla con la forza della disperazione, le urla riempiono la notte, mentre improvvisamente il gommone riaccende il motore e va via a tutta macchina.
Dalle lance di soccorso parte una pioggia di galleggianti gialli, visibili anche nelle peggiori condizioni. Poi, uno a uno, i naufraghi vengono tirati su. Terrorizzati, increduli, ancora forse incapaci di realizzare di essere vivi. “Quanti eravate?”. Non è statistica, in una situazione di questo genere è informazione fondamentale. Bisogna assicurarsi di non aver lasciato indietro nessuno, che nessuno manchi all’appello.
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