Ieri mattina, nel Mediterraneo centrale, il nostro equipaggio ha soccorso una barca in vetroresina in difficoltà nella zona SAR maltese.
A bordo c’erano 68 persone partite dalla Libia circa 24 ore prima.
Quando il nostro equipaggio le ha raggiunte erano esauste, disidratate, piegate dal mal di mare e dal caldo afoso di questi giorni nel Mediterraneo centrale.
Ancora una volta, persone costrette a salire su imbarcazioni inadatte alla navigazione perché alternative sicure semplicemente non esistono.
Ora sono al sicuro a bordo della Ocean Viking.
Ma il soccorso non finisce quando le persone salgono sulla nave.
Servono cure mediche. Acqua. Pasti caldi. Vestiti asciutti.
E poi c’è il porto assegnato: Savona.
Più di 1.200 chilometri di distanza.
Giorni interi di navigazione per persone appena sopravvissute al Mediterraneo centrale.
Questo significa almeno quattro giorni di navigazione verso il porto assegnato.
E poi altri quattro giorni, se non di più, per tornare nell’area operazioni del Mediterraneo centrale.
È anche questo l’effetto della strategia dei porti lontani assegnati alle navi umanitarie: aumentare i costi delle operazioni, consumare più carburante e lasciare il Mediterraneo centrale sempre più vuoto di soccorsi.
SOS
MEDITERRANEE
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