venerdì 22 luglio 2016

SVIZZERA .DRONI CONTRO MIGRANTI CHE VANNO AL NORD.

La sorpresa. In Svizzera i controlli  non sono effettuati  alle dogane, ma qualche centinaio di metri oltre, anche sulle strade secondarie

VARESE -Bloccato il Brennero, chiusa la frontiera di Ventimiglia, strette le maglie del passaggio ferroviario tra Como e la Svizzera, per migliaia di migranti diretti verso i paesi dell’Europa centrale le alternative per lasciare l’Italia sono quasi finite. Resta la frontiera verde, centinaia di chilometri di boschi dove passano i sentieri usati nel secolo scorso dai contrabbandieri, gli “spalloni”, con i loro carichi di merce illegale. Ce ne sono centinaia lungo il confine che si snoda nel nord della provincia di Varese. Dalle sponde del lago Maggiore vicino a Luino fino a Lavena Ponte Tresa e Porto Ceresio, affacciate sul lago di Lugano, e poi giù fino a Chiasso. Qui l’imbuto dei controlli ferma il cammino dei disperati che devono tentare altre strade.

Come il sentiero che da Dumenza, piccolo centro di poco più di mille anime nel nord della provincia di Varese, arriva ad Astano, in Svizzera. Si passa per l’antico santuario della Beata Vergine di Trezzo. Una lunga scalinata e, oltre quella, poche centinaia di metri di sentiero per arrivare alla frontiera, testimoniata solo da una casetta in pietra con il tetto sfondato e da una recinzione piena di buchi. «Sono gli stessi passaggi che usavano gli ebrei italiani per fuggire durante la guerra», ricordano in paese i più anziani. Proseguendo, in pochi minuti si arriva tra villette e chalet dal prato impeccabile. Ancora pochi passi e si incontra una piscina all’aperto e poi la fermata degli autobus. Nessuno a controllare. Tutto normale: dopo l’entrata in vigore di Schegen non si passano più al setaccio i valichi minori solo in apparenza .

La via più facile, almeno in apparenza. La verità è un’altra: in Svizzera i controlli sono effettuati a retro-valico, a poche centinaia di metri dalle dogane, anche sulle strade secondarie. Da tre mesi la Confederazione Elvetica ha attivato le forze armate: quattro battaglioni, duemila soldati. A dar loro manforte dal cielo il drone Aerospace Ranger Su-27, che tutte le sere decolla dall’aeroporto di Locarno e fa la spola tra Lugano e Chiasso, pattugliando il confine.
I tanti droni, piccoli ma rumorosissimi , che hanno suscitato le proteste dei cittadini abitanti nei comuni di confine .

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