Riceviamo e pubblichiamo volentieri .
Il problema che sta
preoccupando giustamente tantissimi Cittadini Italiani è quello relativo alla
decisione presa da Poste Italiane circa lo smantellamento e il
ridimensionamento di molti uffici postali su tutto il territorio nazionale. Poste Italiane sostiene che il suo “piano di
rimodulazione degli uffici postali adegua l’offerta all’effettiva domanda sul
territorio (e aggiunge ipocritamente) tenendo fermo il principio della
centralità del cittadino e della massima attenzione e capillarità al servizio e
la tenuta dei livelli occupazionali”. Tutto falso ! L’unica probabile,
eventuale verità può essere la tenuta dei livelli occupazionali, spostando il
personale negli uffici che resteranno aperti.
Il programma prevede la totale chiusura di
ben 450 uffici postali e 600 con riduzione di apertura, quindi come fa a
garantire la capillarità del servizio e dov’è la centralità del Cittadino ?
Proprio il contrario. Questi tagli sono finalizzati al contenimento dei costi e
non orientati al concetto di socialità, di cui un’azienda come Poste Italiane,
ancora oggi ad intero capitale pubblico, dovrebbe farsi carico, come ha ben
detto un rappresentante sindacale.
Invece di “fare le pulci” negli uffici
postali periferici perché non sono andati a scovare “vespe e calabroni” nei
nidi (uffici) di chi decise di sostituire completamente gli arredi in migliaia
di uffici in tutta Italia ? Un costo senz’altro enorme ! Chi ha avuto interesse
a disporre una tale spesa ? Lì sì che avrebbero avuto un ingente contenimento
dei costi.
Il Presidente della Conferenza delle
Regioni, Sergio Chiamparino ed il Presidente dell’Anci (Associazione Nazionale
Comuni Italiani), Piero Fassino, dovrebbero chiedere a Poste Italiane il bilancio
(costi e ricavi) degli uffici che intende sopprimere. L’eventuale disavanzo se
fosse di lieve entità potrebbe, probabilmente, integrarlo il Comune
interessato, diversamente dovrebbe intervenire la Regione o lo Stato. In ultima
analisi Poste Italiane deve confrontarsi col Sindaco, prima di decidere la
chiusura di un ufficio postale.
17 febbraio 2015
Martino
Pirone
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