sabato 21 luglio 2012

REGISTRO UNIONE CIVILI - CURIA DI MILANO " LEGITTIMA LA POLIGAMIA "

Pensino piuttosto alla loro pedofilia , ai preti gay ed alle suore lesbiche !



- Introdurre un registro comunale delle unioni civili "è un'iniziativa inefficace, forse solo un'operazione d'immagine". La Curia di Milano per voce di Alfonso Colzani - che insieme alla moglie Francesca Dossi è il responsabile del Servizio per la famiglia della Diocesi - interviene così alla vigilia della discussione in Consiglio comunale in merito al progetto di istituzione del registro delle unioni civili. Non solo. Non si può trascurare "il rischio che la voluta equiparazione tra famiglia fondata sul matrimonio e unione civile porti a legittimare la poligamia". E' l'analisi di Mattia Ferraro, vicepresidente dell'Unione giuristi cattolici di Milano, inserita in 'Milano7', il settimanale della Chiesa ambrosiana in edicola domani con Avvenire.



L'uomo poligamo immigrato a Milano, sostiene Ferraro, "potrebbe richiedere il riconoscimento della propria convivenza con tutte le sue mogli come unione civile, posto che il registro non limiterebbe tale unione solo a quella tra due persone. Il Comune di Milano, che non si propone solo di registrare bensì anche di tutelare e sostenere le unioni civili, finirebbe così per tutelare e sostenere un istituto quale la poligamia che nel nostro ordinamento è ritenuto contrario all'ordine".
A stretto giro la replica dell'Arcigay. "Immaginare che il registro possa aprire alla 'famiglia poligamica' è una fantasia che non trova fondamento sia nello strumento amministrativo locale, sia nella legislazione nazionale. Il registro non è il matrimonio, ma a livello locale può essere uno strumento utile per chi è privo di diritti a causa dell'assenza di una legge nazionale" commenta l'Arcigay di Milano. "Assistiamo preoccupati - spiega Marco Mori, presidente Arcigay Milano - al comportamento della Curia di Milano. Da sempre in prima fila con gli ultimi, anche degli immigrati di altre religioni e con altre usanze, oggi li usa e strumentalizza per difendere posizioni antistoriche e dogmatiche sulla famiglia. I giuristi cattolici non dovrebbero impegnarsi a dare lezioni al Consiglio comunale, ma a risolvere i drammi che affliggono la Chiesa, sia nella finanza sia nei casi di pedofilia che non vengono sempre denunciati. Diano lezioni alla Cei".
A replicare è anche Marilisa D'Amico, presidente Commissione Affari Istituzionali Comune di Milano. "Voglio rassicurare che il registro non indurrà alcuna forma di poligamia, anche perché nel nostro Paese è illegittima, è contraria all'ordine pubblico. Sono certa che la discussione in Aula di lunedì chiarirà bene tutti questi aspetti. Se nella delibera si parla di unioni tra persone e non di coppie è perché si fa riferimento alla definizione legislativa. Nulla vieta di apportare modifiche più esplicative". Il registro delle unioni civili "è uno strumento che non crea diritti e doveri, non supplisce al vuoto legislativo che spetta certamente al Parlamento colmare, ma serve al Comune per regolamentare una situazione che esiste e per agire meglio senza discriminare i cittadini. La posizione costituzionale della famiglia non è in discussione. Sappiamo però - aggiunge - che la nostra società è molto più articolata, in termini di relazioni affettive".
A intervenire è poi lo stesso sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. "L'istituzione del registro delle unioni civili ha la finalità di riconoscere e tutelare i diritti di moltissime realtà presenti a Milano e in tutto il Paese - sottolinea - realtà che aspettano da troppo tempo un riconoscimento giuridico, come hanno ribadito più volte la Corte Costituzionale e la Corte di Cassazione in aderenza agli articoli 2 e 3 della Costituzione. Rispetto naturalmente le opinioni diverse dalla mia, ma intendo anche rispettare l'impegno che ho preso con i cittadini milanesi". "Auspico che il dibattito e il confronto su di un tema cosi importante e anche così delicato, che tocca sensibilità e opinioni diverse, si svolga senza strumentalizzazioni e nel rispetto ognuno del proprio ruolo", conclude Pisapia.
Ma per Riccardo De Corato, vicepresidente del Consiglio comunale di Milano, la delibera sulle coppie di fatto "non cambia nulla rispetto a diritti già acquisiti e avrà solo un effetto propagandistico per Pisapia e per il centrosinistra milanese". Per l'esponente del Pdl "porre sullo stesso piano coppie che sposandosi civilmente o religiosamente, assumono un preciso impegno pubblico e persone che, per scelta, o per impossibilità non rendono vincolanti i propri legami 'affettivi', significa violare la lettera e lo spirito della nostra Carta fondamentale".



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