Ci sono soldi che il Servizio sanitario nazionale spende senza che qualcuno se ne accorga. Escono dalle casse pubbliche attraverso norme scritte nel tipico linguaggio tecnico incomprensibile ai più. Sono testi di legge che quasi nessuno si prende la briga di decifrare, ma che autorizzano spese da milioni di euro a vantaggio di pochi e con costi aggiuntivi per tutti gli altri. È in questo contesto che va letta la modifica al sistema di remunerazione dei farmaci voluta dal governo Meloni e dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, farmacista con delega alla farmaceutica.
Una riforma costruita su passaggi tecnici che, una volta riportati alla pratica quotidiana, producono un effetto paradossale: invece di far risparmiare il Servizio sanitario nazionale, lo portano a pagare di più.
Un cambiamento che sottrae risorse alla Sanità, eternamente sotto pressione. Per capire come funziona il meccanismo bisogna mettere in fila le regole, vedere come sono state ritoccate e seguire le conseguenze concrete che hanno avuto sulla gestione delle risorse pubbliche. Ed è proprio guardando a queste ricadute che diventa chiaro quanto le decisioni prese in ambito tecnico finiscano per incidere anche sulle scelte più ordinarie dei cittadini, a partire da cosa acquistiamo in farmacie da quanto siamo chiamati a pagare di tasca nostra.
UN miliardo di euro
Ogni anno noi cittadini spendiamo in modo spesso poco consapevole un
miliardo di euro che potremmo evitare di sborsare .Accade quando scegliamo un
farmaco di marca invece di un generico equivalente , che è uguale in tutto e per tutto, ma a prezzo inferiore .
È una decisione che si ripete infinite volte al giorno nelle farmacie e che riguarda una porzione molto ampia dei medicinali in commercio.
Una cifra enorme, il cui peso è determinato soprattutto da un dato: l’87,5% dei consumi riguarda farmaci con brevetto scaduto . Quasi tutti questi medicinali hanno un equivalente generico, con la stessa capacità terapeutica del brand: stesso principio attivo, stessa efficacia, stessa sicurezza, stesso modo di assunzione.
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