Il governo spagnolo ha annunciato una rete statale di rifugi climatici da attivare prima dell’estate, usando edifici pubblici e coordinandosi con le reti già avviate in territori come Catalogna, Paesi Baschi e Murcia.
L’obiettivo dichiarato è aprire spazi soprattutto nei quartieri più vulnerabili, dove il caldo pesa di più e le abitazioni reggono peggio le temperature estreme. Barcellona, intanto, ha già fatto scuola: circa 400 luoghi tra biblioteche, musei, centri civici, impianti sportivi, piscine, asili e altri spazi pubblici o convenzionati vengono indicati come punti in cui ripararsi nelle ore peggiori.
La cosa interessante, qui, sta nella normalità del gesto: un rifugio climatico funziona quando una persona può entrare senza sentirsi fuori posto.
Niente biglietto, niente consumo obbligatorio, niente faccia da “che ci faccio qui”. A Barcellona gli spazi della rete devono rispettare requisiti minimi: accesso gratuito, posti a sedere, acqua potabile, accessibilità per le persone con disabilità e una temperatura interna sotto controllo, indicata attorno ai 26 °C.
Una città che prende sul serio il caldo comincia anche dal togliere imbarazzo a chi cerca fresco.
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