GROSSETO - Storica dipendente del supermercato licenziata per non aver pagato un flacone del valore di euro2,90 ( in sostituzione di quello rotto e pagato ).
La donna ha finito il turno e ,prima di andarsene , fa la spesa .
Paga regolarmente gli acquisti .
Esce dal supermercato e una busta della spesa si rompe .
Un flacone di detergente si rompe ed il liquido si sparge per terra .
A questo punto rientra , scambia due battute con una collega , va verso lo scaffale e prende un'altra confezione .
Prima di uscire informa il responsabile del pavimento scivoloso appena fuori causato dal detergente della confezione rotta .
I clienti potrebbero farsi male .
La dipendente passa di nuovo alla cassa, mostra il flacone, lo infila in un’altra busta ed esce dopo uno scambio di saluti insieme al responsabile. La pozza, nel frattempo, si è ormai quasi asciugata.
Il punto è questo: quella merce, tecnicamente, lei l’ha pagata. Non si tratta del “test del carrello” che, per i relativi allontanamenti di personale in tre supermercati italiani, aveva messo Pam nel mirino dei sindacati: in questo caso c’è uno scontrino, quello della spesa, ma non c’è prova d’acquisto della “merce sostitutiva”; poco meno di 3 euro.
Un paio di settimane dopo arriva dall’azienda la lettera di contestazione, ma la donna non ci sta. Prende in carico il suo caso un incredulo Pierpaolo Micci, segretario generale di Filcams Cgil (la federazione italiana dei lavoratori di commercio, alberghi, mense e servizi), che chiede alla catena un’audizione. Niente da fare: «Un licenziamento per giusta causa, secondo l’azienda, per noi illegittimo e spropositato», sentenzia il sindacalista, auspicando che «nelle sedi opportune venga fatta giustizia».
Gli fa eco l’avvocato Paolo Martellucci, che segue molte cause per conto della confederazione generale del lavoro, che ha la sua sede provinciale in via Repubblica Dominicana. «Nessuno le ha chiesto di pagare quei prodotti, del valore monetario di poco superiore ai 2 euro, e tanto meno nessuno l’ha “rincorsa” mentre se ne andava, per altro in compagnia del responsabile», premette il legale, che poi spiega: «Alla dipendente viene contestato che, al momento della seconda uscita dal punto vendita (cioè quella con buste e flacone nuovi), avrebbe dovuto lei stessa chiedere di pagare».( Da Il Tirreno )
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