VARESE - Associazioni femministe, centri antiviolenza e politica uniti per fermare la modifica dell'articolo 609-bis. Anche sotto le Torri cresce il fronte del dissenso contro la proposta di legge a firma della senatrice Giulia Bongiorno. Dalla Casa delle donne, al movimento Non una di meno, numerose realtà LGBTQIA+, Eos hanno indetto una mobilitazione per domenica, 15 febbraio, per ribadire un concetto che considerano non negoziabile: “Sì è solo sì”. Al centro della contestazione c’è la modifica dell'articolo 609-bis del Codice penale. Secondo le realtà femministe, la nuova formulazione incentrata sulla "volontà contraria" della vittima rappresenterebbe un salto all'indietro di decenni.
«Da fine gennaio i Centri Antiviolenza e i movimenti femministi stanno protestando contro il disegno di legge presentato dalla presidente della Commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, per la riforma dell’art. 609 bis c.p. in materia di violenza sessuale», recita la nota diffusa da EOS. «Il cambiamento riguarda un concetto chiave: il consenso all’atto sessuale. Oggi, infatti, per orientamento consolidato della Corte di Cassazione, si configura violenza sessuale in caso di assenza di consenso libero e consapevole della vittima, senza necessità che la stessa manifesti un dissenso esplicito o subisca violenza fisica o minacce evidenti». Con il nuovo emendamento, invece, «si introduce il concetto di volontà contraria all’atto sessuale, chiedendo alla vittima di dimostrare di aver espresso chiaramente il proprio rifiuto. Non è una differenza linguistica: è un cambio di prospettiva. Parlare di consenso significa riconoscere la volontà libera. Parlare di volontà contraria porta il dissenso al centro del reato, così offrendo agli avvocati difensori degli imputati strumenti per sottoporre le persone offese a interrogatori umilianti e invasivi, ponendo l’onere della prova sul loro comportamento piuttosto che sulla condotta dell’aggressore e riaprendo ancora una volta il dibattito sull’autodeterminazione dei corpi delle donne, sull’onere della prova nei processi penali e sul rischio di vittimizzazione secondaria». Per queste ragioni, Eos si dichiara «Contrario» alla proposta: «Perché in ogni rapporto sessuale il consenso non è un dettaglio, è la base».
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