Il gip ha già notificato alle difese l’avviso di fissazione di un’apposita udienza, in calendario per mercoledì prossimo, per esaminare l’istanza dei pubblici ministeri. Nella stessa istanza gli inquirenti, per motivare la richiesta, parlano di anni di «sistematiche condotte corruttive» di «politici e funzionari» della Regione Lombardia, in base alle quali «60 milioni destinati» dal Pirellone alla Fondazione Maugeri, sono stati «deviati a favore» del faccendiere e dell’ex assessore. Un quadro, sostengono ancora i pubblici ministeri, che fa ipotizzare che i due indagati, se rimessi in libertà, possano «incidere ancora e illecitamente» sull’attività della giunta regionale.
E questo, a parere dei magistrati, per la «complicità» di Daccò e Simone con Roberto Formigoni, il governatore di Regione Lombardia iscritto nel registro degli indagati dallo scorso 14 giugno per corruzione aggravata dalla transnazionalità in concorso con altri (è indagato, in questa stessa inchiesta, anche il direttore generale all’assessorato alla Sanità Carlo Lucchina). Attraverso questa complicità, sempre a parere dei pubblici ministeri, i due indagati avrebbero «un formidabile potere» di «influenzare e direzionare» l’attività amministrativa della Regione «anche in forza di chances ricattatorie di cui possono avvalersi». ( Da LA PROVINCIA PAVESE )
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