sabato 28 luglio 2012

Spending review ed i tagli alla sanità



Con la “ Spending review"  si prevede di continuare la politica dei tagli pesanti alla sanità pubblica con riduzione delle risorse per beni e servizi, riduzione posti letto, ecc . Se si sommano a quelli già fatti da Tremonti sono oltre 20 miliardi di euro meno in 3 anni. A questo dobbiamo aggiungere il previsto ulteriore aumento dei ticket. Già oggi molti cittadini pagano parecchio di tasca propria per diverse analisi e prestazioni sanitarie. Con questi tagli ci sono effettivi rischi di chiusure indiscriminate, di riduzione dei servizi ,e chi ci rimette di più sono le persone più povere e il ceto medio. Già oggi , nonostante la auto decantata  efficienza lombarda , se un cittadino necessita di una visita urgente, deve rivolgersi a strutture private ,convenzionate e non .



Si  tolgono altre risorse alla sanità pubblica , eludendo il fatto  che il nostro paese – a parità di ricchezza – spende meno in sanità di tanti paesi europei importanti, compresa la Germania!  Secondo recenti dati OECD la spesa sanitaria italiana è complessivamente inferiore alla media dei paesi Oecd (9,3 % sul PIL, contro una media di 9,5, Francia e Germania spendono l’11,6%). Interessanti sono anche i dati elaborati dalla Corte dei Conti per il 2011 dove le uscite effettive del sistema sanitario (112 Mld di euro) risultano inferiori a quelle programmate.
E’ fuori discussione che  ancora oggi la sanità pubblica offre, per importanti patologie , garanzie che difficilmente si possono individuare il quella privata, pur nella differenza territoriale e con i diversi aspetti che devono essere migliorati od eliminati ( le citate liste d’attesa, la occupazione “ politica “ delle direzioni generali, sanitarie, amministrative….)
Introdurre un’altra “ dieta dimagrante “ senza garanzie , si rischia concretamente di buttare il bambino con l’acqua sporca .
Nel suo intervento apparso su l’Unità del 21 luglio 2012 , Gero Grassi, deputato del PD , dopo aver approvato   la riduzione delle risorse alle strutture pubbliche, interviene con un articolo in cui è contenuta una frase emblematica : “ E’ nostro compito vigilare affinchè si riduca l’apporto superfluo , senza compromettere le funzioni vitali “ .
Spiace constatare che fino ad ora la vigilanza è stata molto blanda , se , ancora una volta , anche per la sanità lombarda , è dovuta intervenire la magistratura . L’on . Grassi  fa un elenco di buone intenzioni quali ..-“ Eliminiamo gli sprechi, i doppioni, e riduciamo le spese “ ….” Occorre spendere con maggior intelligenza …” E via scivolando lungo   la via dell’inferno di proverbiale memoria .
Più esplicito il dott. Luigi Macchi , direttore generale del Policlinico di Milano, il quali, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera –Milano del 24 luglio parla chiaramente di “ una nuova organizzazione ospedaliera che riunisca reparti/ unità operative / strutture in cui vengono curate la stesse malattie “. Questo perché in passato  si è assistito, all’interno del medesimo nosocomio, ad una  proliferazione di strutture complesse   che “ pur avendo lo scopo legittimo e condivisibile di premiare professionalità presenti  attribuendo loro il ruolo di primario , hanno portato ad una frammentazione che oggi non risulta più sostenibile “ . Siamo sicuri che questa moltiplicazione , fatta sotto l’egida degli assessorati alla sanità della regione lombardia , avesse il   solo  di premiare “ professionalità “ ? Il  dott. Macchi   ne è proprio convinto ?
Nel dibattito in corso  si dimentica la legge di Riforma Sanitaria ( legge 833/78 ) che prevedeva la Prevenzione, la Cura , la Riabilitazione in un’unica struttura sanitaria . Inizialmente fu così ,ma poi in molte regioni, compresa la Lombardia , i partiti non si accontentarono di dividere il territorio in USSL, ma inventarono le ASL, le ARPA , con i loro bei direttori e dirigenti scelti allora ed oggi col manuale Cencelli più che col manuale “ competenze “ ( salvo rare eccezioni ).Infatti ad ogni nomina i giornali aggiungevano  al nome il partito o la corrente di riferimento, senza che gli interessati  smentissero sdegnati .
Va da se che è alquanto difficile che questi signori siano più propensi al bene comune che agli interessi di bottega .
Tanto per iniziare: perché non si ritorna all’unità di intenti come indicato dalla legge di riforma sanitaria ?
Sarebbe un bel segnale di risparmio e di reale spirito sanitario !
Certamente molto si può fare ancora per aumentare l’efficienza e la qualità (lotta alla corruzione in sanità, interventi sulla variabilità dei prezzi nell’acquisto di beni e servizi, riorganizzazione delle strutture organizzative ma con garanzia di sviluppo dei servizi ai cittadini, superamento della cosiddetta intramoenia, ecc.). E su questo non possiamo che essere concordi !
Ma, purtroppo  , senza regole precise , è forte  il sospetto che si voglia   strozzare il servizio pubblico erroneamente definito  “universalistico e gratuito” (frutto di grandi lotte di civiltà dei decenni passati) e  far crescere la disaffezione dei cittadini verso il sistema pubblico  per  portarci, piano piano, verso un sistema delle assicurazioni e dei servizi privati. Percorso, purtroppo, già intrapreso da tempo !
Un paio di considerazioni finali .
Mi domando con quanta equità d’animo i parlamentari possano votare norme riguardanti la sanità degli altri, quando loro si sono fatti a nostre spese una bella sanità integrativa, con diversi servizi garantiti cui per decenza vi dovrebbero rinunciare.
Infine se  la motivazione è il reperimento di  iniziamo dalle spese militari (costo attuale di solo acquisto dei cacciaborbardieri F35, oltre 10 miliardi…). Tagliando quelle non ci sarebbe certo bisogno d’intervenire sui servizi essenziali.

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