Nel 2025 la speranza di vita alla nascita in Italia è stata di 83,7 anni (circa 81,7 anni per gli uomini e 85,7 anni per le donne).
Da una parte aumentano gli anni di vita, migliora la sopravvivenza e si rafforza progressivamente l’assistenza domiciliare. Dall’altra, oltre 5,6 milioni di cittadini dichiarano di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria nell’ultimo anno.
La prima motivazione è rappresentata dalle lunghe liste d’attesa, indicate dal 6,5% della popolazione, seguite dalle difficoltà economiche, che riguardano il 5,2%.
Sul territorio nazionale emergono differenze importanti. Nel Nord la quota di rinunce scende dal 9,2% all’8,7%, mentre rimane stabile al Centro (10,7%) e nel Mezzogiorno (10,3%).
È però la Sardegna a registrare la situazione più critica, con il 19,5% della popolazione che ha rinunciato alle cure,
Mobilità sanitaria: l’8,6% dei ricoveri avviene fuori regione.
In Lombardia soltanto il 5,3% dei ricoveri dei residenti avviene fuori regione, percentuale che sale al 5,7% in Emilia-Romagna e al 6,5% in Veneto.
Ben diversa la situazione in alcune regioni del Mezzogiorno. In Basilicata la mobilità raggiunge il 28,6%, mentre in Calabria si attesta al 22,8%, con un aumento di un punto percentuale rispetto al 2023.
Il valore più elevato si registra in Molise, con il 32,8%, un dato sul quale incide la limitata estensione territoriale della regione, caratterizzata anche da un’elevata mobilità ospedaliera in entrata.
Speranza di vita al record di 83,7 anni. Ma tra Nord e Sud aumenta il divario.
Gli uomini arrivano a 81,7 anni, mentre le donne raggiungono gli 85,7.
La speranza di vita nel Nord è pari a 84,2 anni, contro gli 82,8 del Mezzogiorno.
Al primo gennaio 2026 in Italia vivono circa 7,7 milioni di persone con almeno 75 anni, pari al 13,1% della popolazione.
Nel 2025 il 47,2% degli ultrasettantacinquenni presenta almeno tre patologie croniche oppure gravi limitazioni nelle attività quotidiane.
La percentuale è più alta tra le donne (53,4%) rispetto agli uomini (38,5%) e raggiunge il 58,6% dopo gli 85 anni.

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