venerdì 9 ottobre 2026

Il Nobel per la pace alla giudice Pillay fa infuriare Trump ed Israele: “Goebbels la applaude dall’Inferno”. E gli Usa annunciano sanzioni contro la Cpi

 


La reazione del ministro degli Esteri di Tel Aviv: "Premiata la più grande menzogna del XXI secolo". Trump condivide un post: "Nobel screditato". La giurista premiata dall'Accademia svedese ha guidato la commissione d'inchiesta Onu sulle violenze nella Striscia di Gaza.

 Il governo degli Stati Uniti ha annunciato sanzioni contro la Corte penale internazionale (Cpi) poche ore dopo che l’ex giudice sudafricana Navi Pillay è stata insignita del premio Nobel per la pace, anche per il suo lavoro presso il tribunale con sede all’Aia.
Sulla misura è intervenuta la stessa Cpi. Secondo la Corte, si legge in una nota, la decisione di Washington costituisce un attacco al diritto internazionale e “la storia giudicherà questo momento”.
In una nota il governo degli Stati Uniti aveva giustificato la scelta con la volontà di “difendere la sovranità americana e i suoi cittadini dalla minaccia rappresentata dalla Corte penale internazionale”.
Sempre oggi, il segretario di Stato Marco Rubio aveva annunciato che Washington avrebbe vietato qualsiasi transazione con la Cpi, definita un “tribunale fuorilegge“.

ISRAELE: “GOEBBELS APPLAUDE PILLAY DALL’INFERNO”

“Ora che la commissione per il Premio Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels starà sicuramente applaudendo dall’inferno“: è la reazione di Israele all’assegnazione del Nobel per la Pace 2026 alla giurista sudafricana Navanethem ‘Navi’ Pillay.
Il commento è contenuto in una nota del ministero degli Esteri, presieduto da Gideon Moshe Sa’ar. Nel comunicato si legge che l’assegnazione “è una grottesca strumentalizzazione di un premio per legittimare l’odio e il pregiudizio anti-israeliano”.

Di recente, Pillay ha guidato una commissione d’inchiesta dell’Onu che si è occupata delle violazioni commesse durante il conflitto nella Striscia di Gaza,

La magistrata aveva detto, presentando le conclusioni dell’inchiesta: “La comunità internazionale non può rimanere in silenzio di fronte alla campagna genocida di Israele contro il popolo palestinese a Gaza; quando emergono chiari segni e prove di genocidio, non agire per porvi fine equivale a complicità”.


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