Uno studio condotto su persone tra i 65 e gli 88 anni smentisce il luogo comune di una vecchiaia senza eros: quasi sei su dieci hanno avuto rapporti di coppia negli ultimi sei mesi. A mantenere viva la sessualità non sono tanto l’età o la salute, quanto il valore attribuito all’intimità.
PERO !
PERO tra divario di genere, tabù medici e scarsa prevenzione, i pregiudizi restano ancora molti.
Hanno 65, 70, 80 anni e continuano a fare l’amore. Eppure la società li tratta come se il desiderio avesse una data di scadenza. A smentire uno dei pregiudizi più radicati sull’invecchiamento arriva ora uno studio dell’Università di Valencia, pubblicato sullo European Journal of Investigation in Health, Psychology and Education, condotto su 186 persone tra i 65 e gli 88 anni: il 58 per cento ha riferito un’attività sessuale di coppia negli ultimi sei mesi. E il fattore che meglio predice chi resta sessualmente attivo non è la salute, non è nemmeno l’età: è l’importanza che si attribuisce al sesso dentro la relazione.
Se l’immaginario collettivo esclude gli anziani dal sesso, è anche per come il sesso viene rappresentato: prestazione fisica da una parte, riproduzione dall’altra.
I dati di Valencia lo confermano: le pratiche affettive prevalgono su quelle genitali. Il 35 per cento degli intervistati bacia e abbraccia il partner ogni giorno, mentre i rapporti completi diradano. Non una perdita, ma un’altra forma di intimità, che però resta legata al piacere: chi mantiene un’attività erotica di coppia riferisce livelli di soddisfazione fisica ed emotiva nettamente più alti.
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