Ci seguono. Ci pedinano per ore. Si avvicinano. Compiono manovre pericolose. Ci ordinano di andare via.
Alcune unità appartengono alla Guardia Costiera libica. Altre non mostrano segni identificativi e rifiutano persino di dire chi sono.
C’è un nome per tutto questo: “shadowing”.
Una parola quasi elegante per qualcosa che elegante non è affatto: intimidire una nave umanitaria per farle capire che lì non è la benvenuta.
E se continui comunque a salvare vite, rischi di essere punito: pochi giorni fa il Governo italiano ha fermato la Sea-Watch 5 per 45 giorni, contestandole di non aver cooperato con le autorità libiche.
Sì, proprio quella Guardia Costiera Libica che un anno fa ha sparato contro la Ocean Viking e che l’Unione Europea continua a sostenere con fondi, mezzi e progetti per il controllo delle frontiere e delle migrazioni.
C’è qualcosa che non torna.
Chi salva vite viene ostacolato. Chi ci ha sparato continua a essere sostenuto.
E nel mezzo ci sono persone che rischiano di morire.
Ma se l’obiettivo è tenerci lontani da questo mare, dovranno fare i conti con una cosa: noi continueremo a tornarci.
SOS MEDITERRANE
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