Filastrocca vola e va
dal bambino rimasto in città.
Chi va al mare ha vita serena
e fa i castelli con la rena,
chi va ai monti fa le scalate
e prende la doccia alle cascate…
E chi quattrini non ne ha?
Solo, solo resta in città:
si sdraia al sole sul marciapiede,
se non c'è un vigile che lo vede,
e i suoi battelli sottomarini
fanno vela nei tombini.
Quando divento Presidente
faccio un decreto a tutta la gente;
“Ordinanza numero uno:
in città non resta nessuno;
ordinanza che viene poi,
tutti al mare, paghiamo noi,
inoltre le Alpi e gli Appennini
sono donati a tutti i bambini.
Chi non rispetta il decretato
va in prigione difilato”
Il 15 agosto è il Natale dell’estate e un giorno che purtroppo non tutti possono permettersi di festeggiare. Rodari porge quindi la sua filastrocca come un regalo o un segno di risarcimento. Chi va al mare può stare sereno e contento mentre costruisce i castelli sulla spiaggia; mentre chi è in montagna si diverte facendo le scalate, ma quale divertimento rimane a chi resta in città?
Il poeta ci consegna l’immagine struggente e malinconica di questo bambino “solo, solo” che si sdraia al sole sul marciapiede reso rovente dall’asfalto cittadino e gioca con i sottomarini facendoli navigare sulla superficie dei tombini. In poche parole Rodari ritrae tutta la desolazione di un’estate in città.
Con arguzia il poeta pone l’accento soprattutto su uno dei temi scottanti del mese di agosto: la solitudine. È il mese in cui tutti partono, nessuno resta nelle città che d’improvviso diventano deserte, come dopo un’apocalissi. Il bambino dunque rimane senza compagni di giochi ed è questa per lui la condanna peggiore che in un giorno di festa, come Ferragosto, appare ancor più dura da sopportare.
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