Notte fonda nel salotto buono della Versilia, volano sedie, tavoli e una bici. Se a tirarle era un ragazzino di periferia oggi eravamo in Parlamento. Le hanno tirate i cognomi pesanti, con insulti omofobi come firma finale, e in due giorni è già tutto tornato in silenzio. E non è nemmeno la prima volta.
Davanti a uno di quei locali dove ci si veste bene per farsi vedere, a un certo punto volano sedie, vola un tavolo, vola una bicicletta addosso alla gente. Non uno spintone tra ubriachi, una guerriglia in piena regola. E a tirarle non erano i soliti disperati che fanno comodo alla narrazione: erano figli di ville, di barche, di orologi che tu non ti ripaghi in trent’anni di lavoro onesto.
.Se la La stessa scena, gli stessi mobili in aria, accadesse allo Zen, a Scampia, a Tor Bella Monaca. Sai già come andava a finire. Titoli per una settimana, editoriali sul degrado, gente in televisione a spiegarti la cultura di quei quartieri, l’inciviltà, il disagio, i genitori che non educano. Invece qui, cognomi pesanti, e nel giro di due giorni è già “una ragazzata estiva”. La stessa sedia in testa: da una parte è emergenza sociale, dall’altra è goliardia.
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