GERUSALEMME – È morto fra le braccia della mamma prima ancora di comprendere il tormento del suo popolo e le divisioni del suo paese. Sam Fahed Abu Haykal, sette mesi appena, è stato ucciso da un colpo sparato da soldati israeliani nella zona di Tel Rumeida, a sud della città di Hebron .
I militari – lo dice un portavoce dell’Idf - avrebbero avuto paura di «una macchina che si avvicinava ad alta velocità». Una versione, però, smentita dal padre del piccino, Fahed Abu Haykal, professore della facoltà di ingegneria a Betlemme, ferito lievemente insieme alla moglie: «Eravamo in salita e non c’era nessun checkpoint segnalato, solo un gruppo di soldati per strada. Uno di loro mi ha fatto segno di fermarmi, ho l’ho fatto. Ho fermato completamente l'auto e ho alzato le mani sul volante. Subito dopo, hanno aperto il fuoco contro di noi. Il soldato era a circa dieci metri da me.
Mi ha visto, ha visto mia moglie e i bambini» ha detto, spiegando che in auto c’era anche il figlio undicenne della coppia e la nonna paterna che stavano riaccompagnando a casa.
«I finestrini dell'auto non erano oscurati, era ancora giorno e tutto era chiaro. Non si può dire che non abbia visto che eravamo una famiglia».
Papà Fahed ha anche detto al quotidiano Haaretz che il colpo gli è passato attraverso la mano, colpendo alla testa suo figlio Sam, che era in braccio alla madre sul sedile posteriore; anche lei ferita alla guancia dove il colpo si è fermato. Un solo colpo, quello penetrato nell’auto, come mostra il buco netto sul tergicristallo, all’altezza del volante rosso dell’utilitaria.
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