sabato 24 febbraio 2024

MORA E GIBIN -

 



BORGOMANERO -CRESSA ( No )- Enzo Gibin (19 anni) ed Ernesto Mora (21 anni) fanno parte delle file dei partigiani garibaldini della brigata “Volante Loss”. A loro viene affidato un compito difficile, catturare il capitano fascista Roncarolo di Borgomanero noto per essere un “torturatore di partigiani”.

Enzo ed Ernesto, la mattina del 23 febbraio del 1945 si appostano davanti all'Ospedale di Borgomanero ed al passaggio di Roncarolo, mediante una rapida azione, disarmano Roncarolo stesso ed un brigadiere dell'esercito della Repubblica Sociale di Mussolini catturandoli entrambi.

 Insieme a loro c'è anche un ragazzo, tale Maffei di Borgomanero che viene subito rilasciato in atto di generosità. Sarà però il ragazzo ad avvisare subito dopo una pattuglia della Folgore di quanto accaduto. Per Mora e Gibin le cose si mettono male, la pattuglia della Folgore li raggiunge e comincia uno scontro a fuoco durante il quale Gibin viene ferito alla gamba ed i due prigionieri fascisti riescono a fuggire. Mora allora si carica sulle spalle il compagno e lo nasconde nella boscaglia: trova successivamente aiuto presso un cascinale, ritorna dall'amico ferito per caricarlo su un carro e portarlo in ospedale. 

Ma mentre si sta approntando il carro sopraggiunge Roncarolo con i Repubblichini: ne nasce un nuovo scontro a fuoco. Mora rimane senza munizioni e viene anche ferito: si arrende ed è catturato mentre Gibin viene ricoverato in ospedale. I fascisti trascinano Mora per le vie di Borgomanero: un gruppo di donne di fronte allo spettacolo inumano e bestiale a cui i fascisti le costringono ad assistere non sa nascondere lo sdegno. Frattanto a Cressa il colonnello Festi, comandante del locale presidio fascista decide di dare una lezione di vero comportamento fascista ed appronta un automezzo da mandare a Borgomanero per prelevare i due prigionieri partigiani.

 Festi ordina anche a Roncarolo di prelevare Gibin dall'Ospedale. Nel pomeriggio di quello stesso giorno i fascisti prelevano con la forza un gruppo di persone e lo radunano nella sede dell'ex Consorzio Agrario Provinciale (Molino Saini) obbligandoli ad assistere al vergognoso spettacolo. Mora e Gibin vengono massacrati a colpi di moschetto.

 A Gibin viene spezzato il gesso applicatogli alla gamba appena operata con il calcio di un mitra. I fascisti non contenti infieriscono anche sui cadaveri e a Gibin viene squarciato il petto per strappare il cuore. Mora prima di morire trova la forza di gridare: “Viva l'Italia libera e viva i partigiani”. I funerali solenni di Mora e Gibin verranno celebrati il 3 maggio 1945 dopo la Liberazione


Nessun commento:

Posta un commento

LASCIA UN TUO COMMENTO