giovedì 7 marzo 2019

DON LUIGI CIOTTI un grande prete , da sempre impegnato contro la mafia che lo vuole morto

lettera_a_un_razzista_copertina

Di don Luigi Ciotti, il fondatore del Gruppo Abele e di Libera, esce in libreria con Lettera a un razzista del terzo millennio (Edizioni Gruppo Abele). Una lettera aperta che smonta la narrazione razzista e xenofoba che avvelena il discorso pubblico, proponendo principi di senso per una società più giusta.
“Di fronte all’ingiustizia che monta intorno a noi non si può più stare zitti”. Lo dice, senza mezzi termini, don Ciotti. Chiede al lettore di prendere posizione, nel prologo del libro, e lo fa con parole ferme, a volte dure, tipiche del suo stile accorato. Chiede di parlare, di gridare “prima che gridino le pietre”, contro l’intolleranza, i pregiudizi e la disinformazione tossica che falsano il sentire collettivo attorno al tema delle persone migranti. Una “ubriacatura razzista”, così la chiama, a cui in molti partecipano, chi per convinzione, chi “solo per l’influenza di un contesto in cui prevalgono le parole di troppi cattivi maestri e predicatori d’odio, che tentano di coprire così l’incapacità di chi ci governa”. Perché la costante campagna elettorale anti-migranti ci ha abituati ormai a sentire ogni giorno parole tanto accattivanti quanto false, con richiami continui a invasioni o pericoli per la salute e la sicurezza pubblica.
In questa lettera tuttavia non c’è solo la critica feroce a un Paese diviso e incattivito, ma soprattutto un invito a cambiare prospettiva e a superare i luoghi comuni che, duri a morire, continuano a insinuarsi nel discorso pubblico.

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