giovedì 26 aprile 2018

CHI PUO' AIUTARE DANIELE ?



LIVORNO. È pronto a offrire il primo mese di stipendio a chiunque gli permetterà di trovare un lavoro. Un lavoro vero, con un contratto a tempo indeterminato, dopo quasi vent'anni da precario. L’appello di Daniele S., 43enne di Livorno, è anche una denuncia. Perché dopo 15 anni come commesso di gioielleria, con licenziamenti e riassunzioni continue frutto di contratti annuali, nel 2013 perde il lavoro. Non è un problema di professionalità. È solo l’effetto immediato della legge Fornero.

SUBITO VITTIMA 

DELLA LEGGE FORNERO

Proprio così. Il provvedimento, entrato in vigore nel 2013, tra le tante misure, introduce nel mondo del lavoro pure un limite al numero di rinnovi dei contratti a tempo determinato. «Ho subito iniziato a cercare altri lavori, non sono rimasto con le mani in mano - racconta Daniele -. Mi sono iscritto all’ufficio di collocamento dove vado ogni giorno». E, in effetti, le offerte non sono mancate. Ma Daniele non è mai uscito dalla giungla del precariato. «Ho fatto il bagnino, lo spazzino, il personal trainer, il caldaista, l’operatore del call center. Di tutto».

STAGISTA SÌ, ASSUNTO NO

Ma la stabilizzazione non è mai arrivata. Una volta, dopo quasi sei mesi come stagista caldaista, quindi a titolo gratuito, non è stato assunto. Al suo posto il datore di lavoro ha preferito prendere un altro stagista: ancora manodopera gratis. «Il problema - aggiunge Daniele i - è che se faccio domanda come commesso nelle gioiellerie mi viene detto che le figure ricercate sono principalmente donne, meglio se giovani. Mentre se mi presento per altri lavori risulto essere poco esperto».

QUARANTENNI FUORI QUOTA

Un circolo vizioso dal quale il 43enne livornese non riesce ad uscire, nonostante la quotidiana collaborazione dell’ufficio di collocamento. «Ci vado tutti i giorni e sono seguito in maniera ottimale. Ho colloqui mensili anche con lo psicologo dell’ufficio e dalle sue relazioni non risulto avere alcun tipo di problema o impedimento. Forse, e questo non credo valga solo per me, il problema è il mondo del lavoro. O lo Stato, per il quale noi 40enni potremmo buttarci giù da un ponte perché per noi non ci sono aiuti o agevolazioni».

CORSI E DIPLOMI 

La voglia di lavorare e di sacrificarsi non manca a Daniele . Dopo essere rimasto senza lavoro, insieme al diploma da geometra, è tornato sui banchi e ne ha preso un secondo per avere una migliore qualifica e maggiori possibilità di essere ricollocato. Per poi fare una marea di corsi: hccp (per la manipolazione degli alimenti), ecdl (la patente europea del computer). Senza dimenticare il diploma di massaggiatore, quello di istruttore di nuoto e nel dicembre scorso, superato con ottimi risultati, un master per risorse umane.




IL LAVORO NERO

Molte delle offerte di lavoro sono state, però, per lavori in nero oppure con strani contratti. «Mi sono diplomato la seconda volta con ragazzi che potevano essere i miei figli, ma questo non è mai stato un problema» racconta ancora il livornese. «Quando, però, una società mi ha offerto un lavoro come animatore ho chiesto quale fosse il trattamento economico. Mi hanno detto che, trattandosi di un lavoro stagionale, avrei preso una parte di stipendio, qualche centinaio di euro, subito. Il resto a fine stagione. Io non ho accettato in quell’occasione, ma il problema non credo di essere io. Semmai sono le aziende che propongono questo tipo di trattamenti, se non peggiori».

ORA IL POSTO FISSO

Daniele vuole lavorare, ma facendolo alla luce del sole. «Nel 2013, quando ho perso il lavoro, ho perso anche mio padre. Lui lavorava all’Accademia navale e mi ha insegnato a rispettare le regole, sempre e comunque. Non ho mai saltato il pagamento di una bolletta, dell’assicurazione. Ora, però, ho necessità di un contratto a tempo indeterminato. Vivo con mia madre che ha una pensione di reversibilità. Ma con mutuo da sostenere per altri dieci anni. E la banca, giustamente, mi chiede un contratto per avere maggiori garanzie. Io mi arrangio con ogni tipo di lavoro, ma non è questo il futuro che voglio per me». Soprattutto perché vorrebbe anche sposarsi. FUTURO BLOCCATO

«Sono fidanzato e con la mia compagna vorrei costruire una famiglia, ma in queste condizioni è davvero difficile – afferma -. In passato, quando ho perso il lavoro come commesso, ho anche avuto l’occasione di andare via dall’Italia. Un mio amico lavorava in Svizzera e mi disse che, con il mio curriculum, mi avrebbe aiutato a trovare un bel lavoro. Ci ho pensato per un po’, ma non me la sono sentita di lasciare mia madre, rimasta vedova da poco. Col senno di poi, forse, avrei fatto bene ad andarmene per dare una mano, anche se da un altro Paese, alla mia famiglia. Per poi costruirmene una mia. Oggi resta molto rammarico per quello che mi sta succedendo».

L’APPELLO

Da qui l’idea dell’appello: «Ci ho provato in tutti i modi, quindi ho deciso di donare il primo mese dello
stipendio del mio nuovo lavoro a chiunque sarà in grado di procurarmelo». Appello che Daniele prova a lanciare tramite Il Tirreno, ( Il tirreno )

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