
MILANO- Luigi Messina, massacratore sì. Ma non crudele. «Nessuna efferatezza d’animo», per l’uomo che uccise la moglie con 29 coltellate. E la «consecuzione ossessiva dei colpi», pure innegabile, l’effetto di «un raptus e di una deflagrazione emotiva incontrollabile, piuttosto che la realizzazione di un deliberato intento di arrecare sofferenze aggiuntive alla propria consorte», proprio perché i fendenti raggiunsero solo punti vitali. Con queste motivazioni il gup di Milano Livio Cristofano ha escluso l’aggravante della crudeltà a carico dell’uomo, condannandolo in primo grado a una pena relativamente bassa, con lo sconto previsto per il rito abbreviato: 18 anni di carcere per omicidio volontario.
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