Oggi, 13 settembre, è la Giornata internazionale del lascito solidale. Per parlartene vogliamo partire da una storia che conosci già.
Quando Piergiorgio Welby è morto, il 20 dicembre 2006, non ha lasciato beni. Ha lasciato una domanda: di chi è la mia vita? E ha fatto in modo che quella domanda restasse in piedi anche senza di lui: l'ha scritta, l'ha detta in pubblico, l'ha portata fino in fondo.
Sono passati quasi vent'anni. In questi vent'anni quella domanda ha prodotto la legge sul testamento biologico, la sentenza della Corte costituzionale che ha reso possibile l'aiuto medico alla morte volontaria, e quattro leggi regionali che finalmente fissano tempi certi per chi lo chiede — l'ultima in Veneto, poche settimane fa. Il 15 settembre si vota in Lombardia.
Per gli italiani il tempo è “dono”: quasi una persona su due (47%) considera il tempo dedicato agli altri il gesto che meglio rappresenta la generosità, seguito dal supporto emotivo (44%) e dal volontariato a favore di un’organizzazione non profit (43%). Una cultura della generosità che guarda anche al futuro: oggi quasi otto italiani su dieci (78%) dichiarano di conoscere il lascito solidale e, tra gli over 50, il 23% prenderebbe in considerazione la possibilità di destinare una parte del proprio patrimonio a una causa sociale, confermando una propensione sostanzialmente stabile rispetto allo scorso anno, ma quasi raddoppiata nel confronto con il 2018 (23% contro il 12% di sei anni fa).
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