mercoledì 18 luglio 2012

AL NORD : DA VITTIMA A COLLUSO COI BOSS


La parabola di Gianmario Siracusano è incredibile e racconta meglio di ogni libro che cosa sia la mafia. La squadra mobile di Varese, indagando sul 38enne ristoratore, ha scoperto che deteneva beni e conti correnti intestati in realtà a prestanome ma a lui riconducibili  e di provenienza sospetta, per svariati milioni di euro. La Direzione investigativa antimafia ha ottenuto dal tribunale di Milano un maxi sequestro che comprende grossi motoscafi, ville e auto. L’uomo era già stato arrestato nel giugno 2011 per favoreggiamento nei confronti dei mafiosi gelesi che imperversavano a Busto Arsizio e anche per falsa testimonianza.

Il suo nome era infatti comparso nell’inchiesta “Fire off” della squadra mobile, inizialmente come persona offesa. Era lui infatti il ristoratore di Busto Garolfo (dove gestiva “la dolce Giorgi”) a cui il boss Rosario Vizzini aveva estorto cene di pesce gratuite, automobili, e persino l‘uso di una bella villa a Magnago. L’uomo aveva solo piccoli precedenti e quando gli esponenti del clan Rinzivillo, di stanza a Busto Arsizio, cominciano a prenderlo di mira: cede a estorsioni di ogni genere fino a diventare complice dei boss. Invece di andare dai giudici, si rivolge ad esempio a Vizzini per evitare pressioni da un gruppo di calabresi che voleva imporgli l’installazione di videopoker nel suo locale, oppure ai mafiosi chiede di effettuare un recupero crediti verso un altro imprenditore che non lo pagava. Ovviamente i siciliani risolvono tutto in fretta e a modo loro, ma così l’imprenditore diventa definitivamente una pedina della cosca.

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